Gli animali erbivori

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L'erba e gli animali erbivori

I vegetali che meglio si adattano a così dure condizioni, come la siccità periodica, l'azione del fuoco e la costante aggressione degli animali, sono le piante erbacee. E qui sarebbe opportuno ricordare che, quando calpestiamo senza scrupoli il tappeto erboso di un parco con la certezza che dopo una buona innaffiata l'erba calpestata riprenderà tutto il suo rigoglio, dovremmo esseme riconoscenti ai milioni di animali erbivori che nel corso di millenni calpestarono le praterie del mondo, permettendo che l'erba si adattasse al passaggio delle mandrie animali. Ciò significa che gli animali erbivori e l'erba sono due entità inseparabili sin dalla fondazione della Terra. Tutte le erbe hanno la zona di crescita alla base del gambo, e non nella punta o zona distale, come gli arbusti e gli alberi. Questa importante proprietà permette all'erba di crescere nuovamente dopo aver fornito nutrimento agli animali erbivori o essere stata distrutta dal fuoco. Ma esistono molte specie erbacee che hanno anche una speciale organizzazione radicale, in forma di forti e compatti rizomi molto ramificati, la cui estremità superiore è l'unica parte che affiori in superficie. Le erbe di questo tipo sono capaci di rispuntare immediatamente dopo l'incendio o dopo essere state distrutte dagli animali, mentre le altre, di tipo annuale, debbono attendere l'arrivo delle piogge periodiche per continuare la loro crescita. Talune graminacee, come la Hyparrhemia, sopravvivono agli incendi grazie alla speciale organizzazione dei loro semi, che sono avvolti in capsule formate di dure fibre, disposte a spirale. Per effetto del calore del fuoco che agisce sulla terra e delle basse temperature notturne, il seme alternativamente si dilata e si contrae e, girando su se stesso, penetra profondamente nel terreno mettendosi così in salvo dal fuoco o dalla siccità, fino alla prossima stagione di piogge, durante la quale darà origine a una nuova pianta. La riproduzione delle Graminacee e di molte altre erbe non ha bisogno della collaborazione degli animali, ad esempio degli Insetti, e si attua con maggior autonomia, sia mediante l'aiuto del vento nell'impollinazione, sia per crescita a partire da steli sotterranei. Capacità così spiccate a sopravvivere, unite ad un elevato potere nutritivo - e al silicio accumulato nelle loro strutture, causa, secondo alcuni biologi, della grande statura degli animali erbivori - hanno fatto delle Graminacee l'alimento più adatto per le grandi mandrie di animali, l'unico tipo di vegetale che, oggi come oggi, permette concentrazioni di 400 grandi Ungulati per ettaro, come si possono trovare nelle savane di Masai Mara, nel Kenya, e nelle praterie di Serengeti, in Tanzania.

Gli animali erbivori e la velocità

Giunti nelle alte praterie dell' Africa orientale, la nostra attenzione è attratta non solo dal gran numero di animali, ma anche dalla diversità delle loro forme e dimensioni. Animali come le zebre e gli gnu costituiscono un vero mare vivente, che si arresta soltanto davanti alle rocce dei kopjes, piccole colline rocciose che spuntano dagli altopiani africani. nimali come le gazzelle corrono e saltano agilmente in tutte le direzioni. Animali come gli alcelafi e i damalischi si distinguono dalle altre antilopi per le sagome sgraziate e le strette teste. Il taurotrago orice staglia all'orizzonte la sua placida sagoma bovina. Apparentemente tutti questi animali sono diversi, non solo nella corporatura ma anche nel colore; ma se li osserviamo con attenzione vedremo che tutti hanno gli arti allungati, con muscolatura sottile, e terminanti con unghie o zoccoli. Perfetto adattamento, questo, ai terreni duri, sia per raggiungere nel più breve tempo le zone lontane favorite dalla pioggia, sia per sfuggire ai nemici in rapida corsa. Queste caratteristiche dell'apparato locomotore degli animali, che rendono simili tutti gli animali erbivori di grande o media misura, hanno indotto gli scienziati a classificarli nel grande gruppo degli animali Ungulati, il cui nome significa che le estremità degli arti sono protette da astucci cornei atti a sostenere il peso del corpo e a ridurre al minimo la superficie di contatto col terreno. Ovviamente, questa struttura anatomica è utilissima agli animali erbivori per garantire velocità e resistenza nelle lunghe corse sui compatti terreni delle praterie e delle savane.

Gli animali erbivori a dita dispari

Se potessimo osservare più da vicino e col rigore di uno specialista in anatomia comparata gli animali Ungulati che sfilano davanti a noi, constateremmo che in un gruppo di essi l'allungamento delle estremità è sviluppato a tal punto da essere un vero prodigio di meccanica fisiologica, tanto che gli animali Ungulati più evoluti durante la marcia si appoggiano addirittura su un dito solo e precisamente sul dito medio. Alcuni animali erbivori, tra i più pesanti, come i rinoceronti e i tapiri, si appoggiano su tre dita, anche se gli ultimi ne conservano quattro nelle estremità anteriori. In ogni caso gli scienziati raggruppano tutte queste famiglie di animali Ungulati nell'ordine dei Perissodattili, nome che sta a significare appunto Ungulati con numero dispari di dita.

Gli animali erbivori a dita pari

Altri eccellenti corridori, fra i quali si annoverano alcuni degli animali più veloci del mondo, come le gazzelle, hanno le loro due o quattro dita sempre protette dal robusto zoccolo. Questa caratteristica anatomica conferisce all'ordine degli Artiodattili - o Ungulati a dita pari - possibilità molto maggiori che l'unico zoccolo degli Equidi. E' sempre sembrata stupefacente la agilità di animali come gli stambecchi nello scalare le rocce, e l'incredibile capacità di animali come le antilopi d'acqua di camminare sui terreni paludosi, per non parlare della straordinaria facilità con cui corrono e saltano le gazzelle, dagli zoccoli minuscoli e delicati. Anche fra gli Artiodattili figurano animali dai pesi massimi, come gli Ippopotami che, avendo bisogno di un'ampia base di appoggio e non di arti adatti alla corsa, hanno quattro dita in ciascuna delle loro estremità, dita su cui ,appoggiano fermamente. I Suidi, famiglia in cui troviamo animali molto agili come i cinghiali, i facoceri e i babirussi, sono eclettici, giacché delle loro quattro dita possono utilizzare, per appoggiarsi, solo le due centrali oppure tutte e quattro, secondo la natura del terreno o il tipo di andatura che adottano questi animali. Tutti gli Artiodattili, tranne gli ippopotami e i Suidi, hanno molto sviluppato, oltre alla capacità di marcia, un complesso e utilissimo apparato digerente adatto alla ruminazione. Molti di questi animali Ruminanti, per lo più gli animali maschi, posseggono corna che possono essere cave e persistenti o piene e caduche (palchi), mentre altri animali Ruminanti ne sono completamente privi.

Strumenti naturali degli animali erbivori per la recisione la triturazione dell'erba

La perfetta funzionalità delle estremità degli animali erbivori gli permette di muoversi con molta facilità sulle steppe, savane e praterie, per trasferirsi velocemente nei luoghi, spesso molto lontani, in cui l'erba nuova cresce abbondante dopo le piogge. Ma oltre all'apparato locomotore, gli animali erbivori hanno dovuto modificare e perfezionare anche l'apparato digerente. Incisivi larghi adatti per strappare l'erba, in alcuni animali come l'ippopotamo e il cinghiale vi sono anche dei canini, usati poi come armi difensive contro altri animali. I premolari degli animali erbivori sono molto simili ai molari, avendo così un'ampia superficie di triturazione. Sia i denti di acluni animali erbivori, come quelli delle zebre e quelli delle grandi e delle piccole antilopi, si assomigliano molto. Le loro corone sono alte e voluminose, e lo smalto dei molari è disposto in modo da formare creste verticali, separate da zone interstiziali di dentina e cemento più molli. In questo modo le corone si conservano sempre taglienti, evitando un'abrasione che le arrotonderebbe, rendendole incapaci di triturare convenientemente i vegetali, come avverrebbe se tutta la massa dentaria fosse omogenea e se lo smalto formasse solo una capsula protettrice della dentina, come nei carnivori e negli onnivori. Qualità meccaniche così efficaci delle superfici dentarie consentono agli animali Ruminanti di realizzare un vero moto di triturazione - come una macina di mulino - durante la laboriosa ruminazione delle graminacee.

Gli animali e la complessa digestione dei vegetali

Quasi tutti gli animali sono in grado di digerire le materie di cui si nutrono con l'azione dei succhi gastrici secreti da speciali ghiandole. Tuttavia la cellulosa, sostanza fondamentale delle piante, resiste alla digestione completa da parte di qualsiasi animale. Come risolvono questo problema gli animali mangiatori d'erba? Qui, una volta di più, la natura seppe trovare un'ammirevole soluzione. Agli albori della storia degli animali che si nutrono di piante avvenne una delle massime conquiste della vita: l'associazione o simbiosi fra l'animale fitofago e microorganismi capaci di attaccare la cellulosa. Gli Insetti che si cibano di sostanze vegetali hanno già colonie di Protozoi con tale caratteristica nel loro tubo digerente; i Rettili dell'era mesozoica dovettero certamente albergarne nei loro giganteschi condotti intestinali. Gli animali erbivori sono capaci di ricavare il massimo rendimento alimentare dall'erba e da altri vegetali grazie alle colonie di Batteri e Protozoi che vivono all'interno del loro apparato digerente. In ogni caso, il potere nutritivo di erbe e foglie è scarso, per cui è necessario digerirne grandi quantità per ottenere il minimo indispensabile di calorie. Per questo motivo l'apparato digerente degli animali erbivori è dilatato ed enormemente complicato. Quando una zebra pascola, i suoi incisivi tagliano a morsi l'erba più fibrosa. I premolari e molari la triturano, grazie all'azione dei potenti muscoli masseteri, ben visibili in qualsiasi cavallo domestico. Nell'ampio stomaco e nell'intestino cieco, di circa 30 litri di capacità, vivono milioni di Batteri solventi della cellulosa, e qui ha luogo la digestione del bolo erboso. Nell'intestino tenue vengono assorbite le proteine vegetali, e nell'intestino crasso la massa vegetàle si ferma a lungo, affinché altri microorganismi utilizzino al massimo la cellulosa in un'ultima fase della digestione. Questa parte dell'intestino negli Equidi ha circa 130 litri di capacità, e in essa si ricupera l'acqua, completando così il ciclo digestivo. Nonostante un così complesso e sviluppato apparato digerente, gli escrementi degli animali erbivori contengono una buona parte di vegetali fibrosi non digeriti, per cui primitivi popoli di pastori li usano come combustibile nelle steppe dove scarseggia il legno. Ma questa refrattarietà alla digestione delle graminacee è molto utile per la dispersione dei semi. Taluni grani resistono infatti all'azione dei succhi gastrici e dei Batteri del tubo digerente degli animali erbivori e, mescolati con gli escrementi, tornano di nuovo alla terra, ma a molti chilometri di distanza dal luogo dove furono ingeriti, mescolati a una massa di concime azotato che faciliterà la germinazione e lo sviluppo.

Gli animali erbivori mangiano rapidamente

Da tempo remoto, animali come le pecore sono un elemento fondamentale dell'economia. Pertanto dall'osservazione del comportamento degli animali Ruminanti sono nati numerosi proverbi. Ma nel "Pecora che bela non mangia" bisogna sapere vedere qualcosa di più della semplice ingordigia di un animale che pascola in competizione agli altri animali del gregge in una vallata o in un vasto prato di pianura. Tutti gli animali Ruminanti mangiano in fretta, come se davvero perdere un boccone rappresentasse una tragedia. Per comprendere del tutto il senso di questo comportamento, conviene osservare un animale Ruminante delle savane mentre pascola nei pressi di un boschetto di acacie. Fra i rami degli alberi può nascondersi qualche animale predatore, come il leopardo, pronto a balzare addosso all'animale erbivoro in qualsiasi momento di disattenzione, e fra le alte erbe i leoni, che non perdonerebbero un attimo di distrazione della preda favorita. Gli animali erbivori mentre mangiano tengono il naso immerso nell'erba, il movimento dell'articolazione temporomascellare riduce parzialmente la loro capacità uditiva e gli occhi sono rivolti verso il basso, per cui lo gnu da noi osservato, mentre strappa in fretta l'erba che gli serve da alimento, vede male, sente poco e non può disporre dell'olfatto. E qui c'imbattiamo in un'altra grande conquista dell'animale erbivoro più specializzato: la capacità di divorare rapidamente una notevole massa di vegetali, di riempirsene lo stomaco e di ritirarsi poi in luogo più sicuro, dove, a testa alta e con tutti i sensi ben desti, potrà tornare a masticare i vegetali ingeriti, in un processo altamente specializzato noto con il nome di ruminazione. Per arrivare a cotesta conquista, lo stomaco degli Artiodattili ha attraversato successivi stadi di complicazione che si possono osservare tuttora in talune delle famiglie viventi. In alcuni animali, come nei facoceri e nei maiali lo stomaco si presenta come una formazione sacciforme semplice, con un abbozzo di suddivisione in due tasche. Alcuni animali, ad esempio gli ippopotami, a regime più schiettamente erbivoro, hanno un voluminoso stomaco diviso in tre parti, nel quale immagazzinano la grande quantità di vegetali che raccolgono in prossimità dei fiumi. Gli animali Ruminanti, come il citato gnu, hanno il classico stomaco a quattro cavità. In sostanza, la complessità dell'apparato digerente degli animali Ruminanti è un adattamento il cui fine è l'ingestione più rapida, la digestione più perfetta e l'assimilazione migliore delle sostanze vegetali.

Animali fillofagi e animali erbivori

Nella descrizione degli animali che veniamo osservando nelle savane dell'Africa orientale abbiamo usato il termine di erbivoro che, come tutti sanno, significa mangiatore d'erba. Tuttavia non tutti gli animali delle savane mangiano propriamente erba; molti animali, invece, si alimentano di foglie. Questi ultimi animali ricevono il nome scientifico di fillofagi. Tale propensione verso le foglie e ramoscelli di arbusti e di alberi è dovuta al fatto che raramente si trova in Africa una savana popolata unicamente da vegetazione erbacea. Di norma le ampie distese da noi definite praterie sono delimitate da foreste a galleria che crescono lungo fiumi e altri corsi d'acqua, dal margine stesso della foresta, oppure dalla boscaglia arbustiva o alberata, secondo che la savana sia prossima a territori umidi o aridi. L'ampio habitat della savana è condiviso, pertanto, da animali che si alimentano di erba, da altri animali che trovano la base della loro alimentazione nelle foglie, e da altri animali, infine, che si nutrono indifferentemente dell'una o delle altre. Gli animali erbivori e gli animali fillofagi specializzati raramente si allontanano dai luoghi in cui trovano il cibo, luoghi che sono detti biòtopi. In una grande savana, quindi, potremmo parlare del biòtopo erbaceo, del biòtopo della foresta a galleria e del biòtopo arbustivo. In ognuno di questi potremmo trovare animali specializzati, animali come per esempio la zebra nelle praterie, l'antilope d'acqua o cobo all'ombra delle foreste a galleria lungo i corsi d'acqua, il dik-dik nei biòtopi arbustivi. Gli animali fitofagi - mangiatori di piante - si differenziano per le loro predilezioni alimentari al punto che anche fra gli animali erbivori puri si manifestano predilezioni differenziate, che evitano la competizione fra animali una specie e l'altra e il conseguente impoverimento dei pascoli. Semplificando al massimo potremmo dire che le zebre, dotate di incisivi superiori e inferiori, scelgono erbe fibrose e relativamente alte, che i Bovidi troverebbero difficili da recidere. Gli gnu trovano un ottimo foraggio nei germogli delle dure erbe brucate dalle zebre. Le gazzelle mangiano volentieri le erbe più basse trascurate dagli gnu, e infine i damalischi hanno, a quanto sembra, una speciale predilezione per i fusti erbacei più alti e secchi, sdegnati da tutti gli altri animali, e così contribuiscono a eliminare un buon combustibile facile agli incendi e a mantenere omogeneità di utilizzazione dei pascoli, evitando nello stesso tempo che le erbe più dure domiino sulle più succulente, appetite ovviamente da quasi tutti gli animali erbivori.

L'impoverimento dei pascoli

Uno dei fenomeni che più sorprendono chi osservi la prima volta le praterie africane è il fatto che possano sopportare una così alta concentrazione di animali erbivori, senza un rapido impoveriimento. Ciò avviene perché nel corso di milioni di anni l'erba e gli animali erbivori hanno subito un'evoluzione. In realtà la vegetazione erbacea può far fronte al continuo calpestio e alla voracità degli Ungulati. Le diverse specie di erbe che compongono la savana attirano specificamente l'appetito di determinati animali erbivori, cosicché nessuna specie di graminacee può prooliferare in eccesso perché disdegnata dagli animali erbivori, né le altre debbbono sopportare interamente la pressione fitofaga. Nessuno degli animali Ruminanti africani esaurisce le erbe di cui si nutre, ma pratica una sorta di rotazione con gigantesche migrazioni per tutta l'estensione del suo vasto habitat, con una successione cronologica tale da reggere il paragone con quella studiata dai più abili agronomi per la cosidddetta pastorizia rotativa (questa consiste nel far passare le greggi di animali da un pascolo cintato a un altro, allo scopo di consentire all'erba parzialmente pascolata di riprodursi prima che si esaurisca la sua capacità riproduttiva; senza permettere, d'altra parte, che i suoi talli si sviluppino eccessivamente, risultando poco nutrienti e nel tempo stesso poco appetiti dagli animali). Tuttavia, con la pastorizia primitiva che si è venuta sviluppando in molte savane e praterie dell'Africa orientale, il bestiame masai, indiscriminatamente introdotto in immense aree abitate priima solo da animali selvatici, ha distrutto in pochi anni ricchezze immense, trasformando in steppe subdesertiche praterie rigogliose. I Bovini domestici hanno perduto l'istinto naturale della rotazione ed esauriscono fino alla radice le erbe di loro gusto, disdegnando del tutto quelle coriacee o di sapore amaro. Ne deriva un duplice fenomeno: scompare quasi interamente la vegetazione erbacea utilizzabile, proliferano in modo straordinario le piante dure e di scarso valore alimentare. Immense sterpaglie, dove scheletriche mandrie masai hanno sostituito i prosperi branchi di ben nutriti animali selvatici, costituiscono l'esempio più evidente dei catastrofici risultati dell'eliminazione di una comuunità molto complessa di fitofagi, perfettamente adattati ai loro pascoli da milioni di anni, e della loro sostituzione con un gruppo artificiale di Bovini domestici che, pur molto inferiori in numero, distruggono in pochi anni quello che la natura aveva pazienteemente costruito in centinaia di secoli. La stessa mosca tse-tse conntribuiva all'equilibrio biologico primario delle savane; la sua presenza aveva impedito la proliferazione del bestiame domestico; la sua distruzione, in immense regioni, ha aperto la via a un tipo di pastorizia che, se non sarà regolato razionalmente, porterà a effetti catastrofici.